Asia da bere: un viaggio nel bicchiere

Viaggiare significa anche fermarsi a tavola, e immergersi dentro i sapori dei paesi che ci ospitano; capita spesso di associare un luogo ad un gusto, che sia di un piatto o di un bicchiere, che regala all’atmosfera sfumature che alla fine diventano solo nostre.

Quello di oggi è un viaggio in Asia, tra le sfumature dei bicchieri e delle bottiglie che mi hanno accompagnata insieme a tutto il resto negli ultimi anni.

BALI

Parto con qualcosa di molto tipico, l’arak; si tratta di un distillato che si ottiene dalla linfa dei fiori della palma di cocco, e il mio incontro con lui è avvenuto durante una delle prime scorribande nella Bali orientale: più che a un rhum assomiglia vagamente a della benzina, e mi sono sempre chiesta come facciano i balinesi a berlo da solo, in purezza. Me l’hanno offerto dopo aver affrontato il Pura Lempuyang, uno sky temple con 1700 gradini, e vi garantisco che in quel momento avrei preferito ben altro! Ad esempio una bottiglia di Pocari: è una specie di un energy drink arricchito di sali minerali che ho scoperto per la prima volta grazie al caldo che infestava la spiaggia di Gili Trawangan, e da lì ne sono diventata golosissima! L’ho ritrovata con grande gioia sia in Thailandia che in Cambogia, e non me la faccio mancare mai. Chiudo con Bali citando l’immancabile Bintang, la birra balinese per eccellenza, particolarmente leggera e non troppo amara: la sua bottiglia mi ricorda il tramonto di Jimbaran e una bella sdraio che punta verso il male per godersi lo spettacolo del sole che scende.

La distillazione dell'arak
La distillazione dell'arak

CAMBOGIA

In Cambogia ho fatto un vero e proprio tour delle birre, nel senso che ho deciso di provare tutte quelle che man mano incontravo sulla mia strada. Dopo due settimane di attente degustazioni, posso dire che la mia preferita in assoluto è la birra Cambodia, ma che anche l’Angkor non se la cava niente male. Pollice verso per la Black Panter, invece, una birra scura così densa da sembrare uno sciroppo, con uno strano gusto di liquirizia, e che mi ricorda Sihanoukville: l’ho scoperta proprio là, ma confesso che non sono riuscita a finirla, così ho riparato sulla certezza di una bottiglia di Cambodia!

THAILANDIA

Se penso alla Thailandia non posso non nominare il SangSom, un rhum locale: i thailandesi mi hanno fatto capire fin da subito che avrei dovuto berlo durante i pasti, mescolato alla soda e al ghiaccio, e io non me lo sono fatto ripetere due volte! Il SangSom mi ricorda il mio ristorante preferito di Bangkok, il Sortrel, forse perché ho bene in mente una fotto scattata durante la mia prima sera in quel posto; l’ho bevuto anche altrove, ma per me la sua cornice ideale rimane quella. La scoperta dell’ultima ora porta invece il nome di Dutch Mill, un latte aromatizzato alla qualunque (segnalo quello al gusto Oreo: imperdibile) che si trova in tutti i peggiori 7Eleven; venduto in bottigliette con tanto di cannuccia, è uno degli alleati migliori contro il caldo, con un’unica avvertenza: provoca dipendenza.

INDIA

Chai Tea e samosa
Chai Tea e samosa

India vuol dire Chai Tea, ovvero the nero con latte e spezie varie: ogni famiglia ha la sua ricetta, ma in genere a farla da padrone è il cardamomo. Lo associo alla mia prima merenda a Delhi, insieme a un paio di samosa, quando ho scoperto che questo the si beve a tutte le ore e in tutte le occasioni: è molto aromatico, ma dopo due settimane viene sicuramente voglia d’altro! Ma lo associo anche alla famiglia che mi ha ospitato a Gurgaon, periferia di Delhi, che si è presa la briga di insegnarmi come prepararlo: forse potrei scrivere la ricetta, che ne dite?