Festività dei morti e tradizioni italiane

Una breve panoramica su usi, costumi e tradizioni gastronomiche della notte dei morti. Una festività, ancora oggi celebrata e “sentita” in tutta Italia. Il culto dei morti e la commemorazione dei propri cari scomparsi è alla base delle comunità sin dall’origine della storia dell’uomo. Non a caso, i primi ritrovamenti della nostra civiltà sono quasi sempre tombe, altari votivi o rappresentazioni simboliche di spiriti e divinità. Attorno a questo culto, nel corso dei secoli, si sono poi costruite e tramandate tradizioni e usi, che ancora oggi sopravvivono nel nostro tessuto sociale. Vediamo quali sono quelle italiane più popolari e “curiose”.

PUGLIA

La leggenda vuole che, durante questa notte, i defunti tornino a visitare i loro parenti e le loro case.  E’ bene quindi non farsi trovare impreparati! Per questo motivo, in Puglia, si usa imbandire la tavola con pane, acqua e vino, prima di andare a letto: per permettere ai morti che faranno visita di rifocillarsi.

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Fonte: Viaggiareinpuglia.it Autore: Wild Rat Film

A Orsara, in provincia di Foggia, la tradizione del Fucacoste e cocce priatrorje, molto simile ad Halloween, prevede che si preparino appunto le “cocce priatorije”, grosse zucche intagliate con sembianze umane. Curioso, vero?

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Fonte: Viaggiareinpuglia.it Autore: Wild Rat Film

Sempre nel foggiano, e in alcune zone del barese, i bambini appendono calze per casa, che troveranno (si spera) piene di dolciumi e regali da parte dei loro antenati defunti. La ricetta: la Colva, una pietanza che già gli antichi greci preparavano per offrirlo agli dei Dioniso ed Ermes. Il nostro blogger Spezio ci racconta come prepararla.

SICILIA

Fino al secolo scorso, il 2 novembre si usava pranzare al cimitero per rendere onore ai propri cari e per ingraziarsi la loro benevolenza e protezione contro  il “malocchio”. Oggi i famigliari si riuniscono in casa e vivono la festività principalmente come un’occasione per riunirsi. Anche in Sicilia i bambini ricevono cesti pieni di regali e dolci. Ma sarà una vera e propria caccia al tesoro, perché i doni vengono cammuffati e nascosti per casa. Alla fine del gioco, si va tutti al cimitero a portare fiori e ad accendere ceri accanto alle lapidi dei parenti. A Palermo e a Catania, nelle piazze della città, si tiene la famosa “Fiera dei morti”, dove trovare prodotti d'artigianato per i più grandi, e pupi di zucchero, frutta di martorana e giochi, per i bambini.

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Fonte: Immagini Stock Eyeem

La ricetta:  i Pupi ri Zuccaru, biscotti di zucchero dalle sembianze umane.

TOSCANA

Qui in Toscana, e più precisamente nella provincia di Massa Carrara, veniva celebrata l’usanza del Ben d’i morti, dove le famiglie dei defunti donavano cibo ai più bisognosi come gesto di riconoscenza, ma anche di solidarietà, per chi era meno fortunato. Durante questa ricorrenza, veniva regalata e messa al collo dei più piccoli la “sfilza”, una caratteristica collana fatta di castagne bollite e mele.

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Fonte: Immagini Stock Eyeem

Sempre in Toscana, ma anche in Veneto e in Calabria, c’era un tempo la tradizione di recarsi al cimitero e mangiare fave sulle tombe dei propri cari. Perché proprio le fave? Perché sin dall’antichità erano considerate un cibo sacro e rituale, servito come piatto principale durante i banchetti funebri. La ricetta: Il Pan dei morti (chiamato anche Pan dei santi), un dolce originario della Toscana, che si è poi diffuso in tutta Italia.

EMILIA ROMAGNA

In Emilia Romagna erano invece i poveri ad andare di casa in casa a chiedere “la carita’ di murt”, ricevendo cibo dalle persone a cui bussavano. Questa abitudine, sotto nomi diversi, è diffusa in molte regioni. Ma oggi, a bussare alle nostre porte, sono i bambini vestiti da fantasmi, a rappresentare  le anime dei defunti che chiedono doni e benevolenza. Attenti agli scherzetti che possono riservarvi! La ricetta: la Piada dei morti, dolce a base di uvetta, noci, mandorle, pinoli e miele.

SARDEGNA

"Su mortu mortu", "Is Animeddas", "Su Prugadoriu" o "Is Panixeddas":  sono tutti riti che animano la festività dei morti in Sardegna e che si tramandano ancora oggi in alcuni paesi dell’isola. La leggenda vuole che nella notte di Ognissanti le anime dei defunti vaghino sulla terra per ricongiungersi con i propri cari. Nella tradizione sarda sono i bambini, con i volti macchiati dal nero del carbone, ad andare in giro per la città reclamando dolciumi e frutta secca e ripetendo la domanda: "seus benius po is animeddas, mi das fait po praxeri is animeddas?". Prima di andare a letto, in quelle case dove la tradizione è particolarmente sentita, si accendono delle piccole lanterne e si lasciano le tavole apparecchiate perché le anime possano sentirsi a casa. La ricetta: I Papassini, biscotti  fatti con uva passa, noci e “sapa” (mosto cotto) e ricoperti da una glassa di zucchero.   E da voi, come viene festeggiata questa ricorrenza? Conoscete altre tradizioni o pietanze tipicamente italiane?   Fonti: www.siciliainfesta.com www.sardegnaturismo.it www.lacooltura.com www.viaggiareinpuglia.it