Itinerario della memoria a Budapest

Budapest è il prodotto di qualità ottenuto dall’unificazione di 3 antiche città: Buda, Óbuda e Pest. Affascinante e misteriosa: è così che Budapest si presenta ai miei occhi e, al calar del sole, durante una passeggiata su uno dei ponti che attraversano il Danubio scopro anche il suo lato romantico. Non è certo un caso se la capitale ungherese viene definita la Parigi dell’Est, con il vantaggio di essere anche estremamente economica (Guarda le offerte per Budapest).

Mi piacerebbe scuotere le coscienze di tutti facendo un salto nel passato, riportandovi agli anni più difficili che hanno afflitto parte dell’Europa e che hanno investito anche la capitale magiara.

A Pest, nella parte più moderna che conserva però perfettamente la sua storicità, troviamo il quartiere ebraico (fermata metro: Astoria). Qui si trova una delle più grandi sinagoghe del mondo, la Grande Sinagoga, sopravvissuta agli anni più tristi della nostra storia e pronta a mostrarsi in tutta la sua bellezza solo nel 1991, in seguito ad un restauro. Il suo interno è stupefacente ma ciò che mi ha colpito di più è il memoriale dedicato alle vittime di guerra, posto nel suo cortile interno. Mi sono commossa 2 volte al cospetto di un monumento commemorativo; la prima dinanzi alle pareti della Sinagoga Pinkas a Praga, le cui pareti interne sono rivestite dai nomi delle 80 mila vittime del nazismo; la seconda è stata appunto ai piedi dell'Albero della Vita, opera di grande impatto e dignità.

Albero della Vita
Albero della Vita

Si tratta di un salice piangente sulle cui foglie sono incisi i nomi delle vittime di guerra; un simbolo davvero molto forte, come del resto tutte le altre rievocazioni commemorative disseminate a Budapest. Un altro esempio davvero struggente si incontra passeggiando sulle sponde che costeggiano il Danubio; parlo delle Shoes on the Danube Promenade, una serie di sculture in  ghisa raffiguranti scarpe di donna, uomo e bambino. Chiaro messaggio che evidenzia la crudeltà estrema, che non risparmiò proprio nessuno. La posizione delle scarpe non è casuale ma segue una logica ben precisa: gli ufficiali nazisti sterminarono proprio in quel punto un gruppo di ebrei intimando loro di togliersi le scarpe prima di essere fucilati e cadere inermi nelle fredde acque del Danubio.

Budapest è una città coraggiosa, che non si è lasciata sopraffare dai governi totalitari che l’hanno martirizzata già dal 1939. Passeggiando per la signorile Andrássy Utca (fermata metro Vörösmarty Utca) il mio sguardo è stato subito catturato dall’imponente e freddo cornicione in ferro del Terror Háza, letteralmente la Casa del Terrore. Un luogo inquietante che percorre attraverso documenti, fotografie e reperti la folle ideologia dei due governi che si sono susseguiti, quello nazista e quello comunista.

House of Terror
House of Terror

Da non perdere assolutamente, infine, la visita al Monte Gellért, sulla cui cima si erge quella che ormai è divenuto il simbolo di Budapest, la Statua della Libertà. La statua, eretta nel 1947, raffigura una donna che con braccia tese verso il cielo tiene sui palmi delle mani una foglia: il significato è la liberazione dal nazifascismo. Raggiunta la cima del monte ripagatevi di questa giornata intrisa di emozioni, perdendovi nella vista mozzafiato della città.

Statua della Libertà
Statua della Libertà