Marrakech, un’esperienza indimenticabile

Avete presente quella voglia di visitare a tutti i costi una città senza nemmeno conoscerne il motivo? Bene. Io questa sorta di "magnetismo" l'ho vissuto con Marrakech. Sono trascorsi ormai 5 mesi dal mio viaggio in questa città incantevole ma ancora oggi, se chiudo gli occhi, mi sembra di sentire l'odore squisito del té alla menta e il brusìo eterno di Piazza Djemaa el Fna. Sono sempre stata attratta dall'Africa, ho sempre sognato (e continuo a farlo) tanti lunghi viaggi in questa terra calda e arida, e un primo approccio al continente nero è avvenuto in Marocco. La moltitudine di paesaggi e di esperienze che questa terra offre attrae oggi diverse tipologie di viaggiatori: ci sono quelli che preferiscono godersi la costa, quelli che bramano la sabbia rossa del deserto e, ancora, quelli che invece sono attratti dalla storia e dalla cultura delle meravigliose Città Imperiali. Personalmente, sebbene con il marasma non sia in sintonia, non ho proprio resistito al richiamo travolgente di Marrakech e al cielo stellato del deserto con i capelli scompigliati dal forte vento. Souk Marocco
Marrakech è colore. È caos, gatti spelacchiati, motorini impazziti, lenti asini. È una lingua arrabbiata che nasconde una gentilezza del tutto straordinaria. E’ una cartina intricata che verrà gettata dopo aver fatto i primi passi: qui, orientarsi, è impossibile e alla fine non vi interesserà nemmeno più. Il bello di questa città è proprio il vagare tra le sue labirintiche strade, incantarsi davanti alle persone che scelgono cosa acquistare nel baccano del mercato di frutta e verdura, osservare gli artigiani che sistemano sui banchi la loro mercanzia e sentire nell’aria un odore indefinibile e indescrivibile di spezie. E’ prepararsi a lunghe ed estenuanti contrattazioni nel souk per acquistare un ninnolo qualsiasi, finendo irrimediabilmente a condividere il rito del tè alla menta. Souk
È darsi come punto di riferimento la Moschea Koutoubia, splendida nei sui quasi 80 mt di altezza, che fa da guardia alla città e dalla quale si propaga il canto del muezzin che richiama alla preghiera. Marrakech è Piazza Djemaa el Fna, il cuore nevralgico che pullula di gente e vibra di canti, balli e urla con il suono dei tamburi che sembra non voler finire mai. È incantatori di serpenti e donne che ti tirano letteralmente da un braccio e senza che tu abbia il tempo di accorgertene ti dipingono sulla pelle fiori e ghirigori con una siringa colma di tintura all’henné. Djemaa el Fna è una trasformazione improvvisa e magica: di giorno groviglio di mercanti, di sera un ristorante a cielo aperto dove alla fine sceglierai dove mangiare più per sfinimento di tutti gli “acchiappini” piuttosto che per fame. Marrakech è il silenzio improvviso di Palazzo el Badi, un antichissimo edificio di cui restano le sue rovine e le grosse cicogne che nidificano sulle mura e squarciano l’atmosfera surreale con le loro grandi ali meravigliose. È l’incanto provato davanti ai mosaici colorati e alle antiche opere di artigianato custodite nel Museo di Marrakech, che si trova proprio accanto ad un altro luogo che trasmette una pace infinita: la Medersa di Ben Youssef, antica scuola coranica della città con il suo cortile rivestito di zellij e meravigliose mura intarsiate. È il verdeggiante Palazzo Bahia e il silenzio delle Tombe Saadiane. Marrakech è un bagno di colore nel Giardino di Majorelle, appena fuori dalle mura della Medina, nella città nuova. Il suo blu vi stordirà, i fiori di loto galleggianti vi ipnotizzeranno, lo stile moresco vi incanterà. È un piccolo paradiso che vi farà dimenticare per un attimo il trambusto della città.
Giardini Majorelle
Giardini Majorelle
Marrakech è un’esperienza. È un modo di vivere che non si può dimenticare. È il cercare di abituarsi all’insistenza di tutti che vogliono venderti tutto ma è anche l’incontro di tanti sorrisi quasi mai perfetti che nascono spontanei e riscaldano cuori. E in un paese povero può esistere mai ricchezza più grande?