.two. find a motorbike #srilanka5steps

Partire senza conoscere la destinazione, senza preparazione, pretese o aspettative, per stupirsi genuinamente del posto e viverlo come viene. Un viaggio raccontato  tramite cinque video e cinque articoli che trattano i 5 aspetti di un viaggio speciale. Ecco a voi #Srilanka5steps:

.two.

Find a motorbike

  Non mentirò, non ce n’è bisogno: non me ne sono pentito. Forse sono un fan dell’autolesionismo, un masochista perverso perché sì, trascinare quel rottame per le montagne, imprecare tra le piantagioni di tè, maledire il caldo e caricare la moto a mani nude sui vagoni dei treni sì, è stato divertente. Il viaggio è iniziato, a Negombo ho trovato un tizio che noleggiava la sua Suzuki Djebel 250cc a 14€ al giorno: un buon prezzo rispetto alla concorrenza seppur alto per un posto dove con 3€ fai un pranzo completo. Ma vabbè. Nessun dubbio quando sono salito sulla moto anche se sembrava non funzionare perfettamente; forse lungo la strada si sarebbe sistemata... e quali problemi potrei mai avere -penso, e facendo spallucce per scuotere via uno scenario troppo distante dalla realtà che io immaginavo, inizio il mio viaggio in Sri Lanka.
In moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
In moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Per guidare in Sri Lanka ci vuole un “local permit” (permesso di guida locale) e io, essendo preciso e diligente, ho tutte le intenzioni di farlo, fin quando non finisco contromano in autostrada. Tirando le somme non mi serve così tanto… vi spiego. Pensando di fare un piccolo strappo alla regola, decido di andare a richiedere il mio permesso negli uffici della capitale direttamente con la moto, guidando per una quarantina di chilometri, e che sarà mai. Punto il muso verso Colombo, ma la strada è super trafficata e c’è un caldo infernale, così non appena intravedo uno svincolo autostradale, mi immetto a tutta velocità lungo quella splendida lingua d'asfalto libera e scorrevole. Dopo qualche paio di chilometri i poliziotti che stazionavano dall’altra parte della strada, non appena mi vedono, iniziano a sbracciarsi come forsennati attraversando l’autostrada e schivando le macchine che arrivavano come proiettili.
Camion, tuk-tuk e carretti occupavano tutta la superficie stradale, superare o spostarsi in qualsiasi direzione era impossibile, anche con tanta creatività. L’unica cosa che potevo fare era seguire il flusso di quei vecchi veicoli puzzolenti fino a uscire dalla città.
Dopo una breve lezione su quanto sia pericoloso guidare una moto in autostrada (in Italia e Europa è permesso) e senza nemmeno menzionare il local permit, i poliziotti mi lasciano andare, a patto di uscire immediatamente dall'autostrada. Per assicurarsi che eseguissi l'ordine, il capo chiede a uno dei suoi di scortarmi verso l’uscita più vicina, non importa se fosse la stessa da cui ero entrato e per arrivarci bisognava guidare contromano, la sicurezza viene prima di tutto. E questa è la storia di quella volta che mi trovavo scortato dalla polizia in contromano in un’autostrada singalese. Strade in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci La moto, come previsto, dopo qualche chilometro è entrata a regime e l’unico problema è che riscaldava più di una fucina, poco male quando si è in movimento e l'aria gira, molto male quando ci si trova bloccati nel traffico di una città come Colombo. Camion, tuk-tuk e carretti occupavano tutta la superficie stradale, superare o spostarsi in qualsiasi direzione era impossibile, anche con tanta creatività. L’unica cosa che potevo fare era seguire il flusso di quei vecchi veicoli puzzolenti fino a uscire dalla città. Strada era battuta dal sole: >60C° Il motore della moto:           >90C° Sole tropicale:                        >40C° Motori veicoli circostanti:   >80C° E io mi trovavo esattamente tra tutte queste cose; ora, non so se la fisica permetta di sommare i valori per calcolare la temperatura a cui ero sottoposto, se sì, mi trovavo a 270C°.  Non ho mai sentito così tanto caldo in tutta la mia vita.
Gabriele Saluci in moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Gabriele Saluci in moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Sono successe cose che non credereste a causa, ma soprattutto grazie a questa moto, ma la devo fare breve, perché quelli di Volagratis hanno un blog, non una casa editrice:
  • una volta la moto è caduta da sola su un prato e si è staccato un pezzo dell’acceleratore. Era festa (come sempre a quanto pare in Sri Lanka) e ho dovuto pregare un meccanico affinché si scollasse dalla sdraio;
  • sulle montagne, dalle parti di Ella, la ruota si è forata. Per fortuna l’unico meccanico, distante qualche chilometro dal villaggio sapeva come sistemare il danno, ma quando sono tornato da lui dopo un’escursione sul Little Adam’s Peak, la moto faceva fiamme dalla marmitta, fin quando non è più partita, in compenso la ruota era gonfia;
  • mi ammazzo la vita e carico la moto su un treno per Nuwara Eliya, dove il meccanico di fiducia del proprietario avrebbe sistemato il problema, e così fu. Ma dopo due giorni punto e a capo. Il proprietario e il meccanico litigano e io sono ripartito con una moto sul punto di esplodere, che non si può spegnere altrimenti non si accende più;
  • la moto cade mentre provo a gonfiare la ruota che durante tutto ciò ha perso pressione e si spacca il freno anteriore, ma resta accesa, sono pronto ad attraversare le montagne con una moto che sta per esplodere, che non si può spegnere, senza freno anteriore e con la ruota mezza sgonfia;
  • tra Nuwara Eliya e Kandy la ruota si sfila dal cerchio, per fortuna a pochi chilometri trovo il gommista più moderno e fornito che abbia mai visto, il fatto che lavorava a piedi scalzi con macchinari pesanti non sembrava influire sulla qualità del lavoro;
  • a Kandy spengo la moto per passare la notte. E' l’ultima volta che sento il suo ruggito, la moto cessa di vivere e io da bravo affittuario la lascio in mezzo alla strada e continuo il mio viaggio con mezzi di fortuna.
E questa, anche se con importanti omissioni di particolari succulenti, è la mia via crucis motociclistica singalese; perché girare lo Sri Lanka in moto allora?
Panorami in moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Panorami in moto in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Sicuramente nel mio caso è stato un modo per trovare grattacapi, ma giuro di non essermi mai infilato tanto in profondità nell'animo di un paese. Ho incontrato decine di persone disponibili che volevano aiutarmi in tutti i modi a loro disposizione: c’è chi mi ha dato un passaggio, chi ha cariato la moto sul proprio furgone, chi mi ha invitato a pranzo o cena, offerto ospitalità, chi mi ha aiutato a spingere o a provare ad aggiustare. Ho avuto la rara fortuna di scoprire quanto un popolo possa essere altruista e generoso, nel profondo di una semplicità unica, e forse sono l’unico al mondo cui sia capitata questa fortuna incommensurabile, non credo di aver mai fatto un viaggio tanto profondo. Allora grazie Suzuki Djebel 250cc scassata, te ne devo una, e scusa se ti ho preso a calci e tirato in un fosso. Beh, se siete più fortunati di me –cosa facile, non dovreste avere tutti i problemi che ho avuto io, e in ogni caso risolverli, con un po’ di buona volontà e inventiva è sempre facile, basta solo sudare e fidarsi della gente. E poi si ha la libertà di andare ovunque e di entrare nel cuore della gente.
Panorami in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
Panorami in Sri Lanka - foto @GabrieleSaluci
A Giovedì, si parla di treni.