Cinque motivi per fare un viaggio da soli

Il viaggio in solitaria è una specie di terapia che consiglio sempre a tutti: tante volte non è facile prendere la decisione di partire da soli. E' come se fosse una specie di terapia che consiglio sempre a tutti: tante volte non è facile prendere la decisione di partire da soli, ma una volta fatto il primo passo si scopre che poi c'è soltanto da guadagnare. La mia prima volta a Bali è stata da sola, me la sono presa comoda e mi sono fermata un mese e mezzo: quell’esperienza è stata senza dubbio la mia chiave di volta, perché da quel momento in poi è tutto cambiato.

Bali: frangipani e oceano

Perché viaggiare da soli quindi? Perché dico che è un'esperienza che dovrebbero fare tutti? Qui vi metto qualche risposta che mi sono data.

Per cambiare le prospettive

Questa è una cosa che succede viaggiando anche in compagnia, ma quando si è da soli si amplifica, perché vengono meno tutti i filtri dietro cui ci rifugiamo nella vita di ogni giorno: un conto è immergersi in una cultura diversa in compagnia di qualcuno, un conto è farlo senza barriere, nudi. La prima sensazione è quella di smarrimento, i conti non tornano, ma poi pian piano si impara a capire di non essere il centro del mondo, ma solamente uno dei tanti puntini sparsi qua e là. Non è questione di cambiare o meno atteggiamenti e mentalità, è solo questione di rendersi effettivamente conto che c'è dell'altro e che non è per forza sbagliato: sembra poco, ma è proprio quello che fa la differenza.

Per mettersi alla prova

Pura Goa Lawah: demoni

Se viaggiate per conto vostro, sarete i soli responsabili di voi stessi, nel bene e nel male: non avrete una stampella cui appoggiarvi, e questo vale per le difficoltà vere come per qualsiasi tipo di idiozia. Non c’è bisogno che vi succeda chissà che per mettervi alla prova, è sufficiente gestire gli inghippi della vita di tutti i giorni; vi faccio un esempio molto stupido: i topi mi hanno sempre fatto abbastanza schifo, immaginatevi quando a Bali mi sono accorta che stavo dividendo il bungalow con uno di loro. Trovavo maglie rosicchiate, piccole cose fuori posto, poi un giorno l’ho visto: a casa probabilmente avrei urlato e implorato qualcuno di cacciarlo, laggiù mi sono dovuta far coraggio, e l'ho mandato via da sola (ok, prima l'ho chiesto a un balinese, confesso, ma lui era più spaventato di me, così non ho insistito). Vi sembrerà stupido, ma in quella occasione... autostima da vendere! E' stata una delle tante conferme che i limiti sono solo nella testa.

Per imparare a stare con se stessi

Questa cosa secondo me è molto importante: siamo la nostra compagnia più scomoda, perché, volenti o nolenti, con noi stessi ci dobbiamo convivere una vita intera, anche quando non ci piacciamo granché. Quando si sta in mezzo agli altri è molto più facile, perché tendiamo a mascherare i lati del nostro carattere che non ci vanno a genio, magari uniformandoci ad un gruppo, o emulando qualcuno che per qualche motivo è più figo. Quando siamo soli invece non si può fare, ed è qui che secondo me scatta una convinzione: non possiamo cambiarci a nostro piacimento, ma possiamo imparare ad accettarci un po’ di più e ad essere meno severi con noi stessi (insomma, siamo o no quelli che hanno scacciato il topo?).

Per imparare a stare con gli altri

Bali, scorci di una cultura diversa

Messa così sembra una gran contraddizione e invece è verissimo: una volta che facciamo pace con noi stessi e impariamo a volerci un po' di bene (del tutto mai, quella è utopia), allora è più facile stare anche con gli altri, innanzitutto perché si diventa un po’ più indulgenti nei loro confronti, perché ormai la consapevolezza che nessuno è perfetto è ben radicata, ma poi anche perché se siamo riusciti ad accrescere il nostro livello di autostima, avremo sicuramente meno timori a metterci in gioco, e magari a condividere qualcosa di più di noi stessi. Il massimo è quando ci accorgiamo che quello che abbiamo condiviso di noi può addirittura far bene a qualcun altro che incontriamo lungo il cammino: facciamo spesso l’errore di credere che i problemi che abbiamo siano solo nostri, e poi invece scopriamo che da questo punto di vista siamo (quasi) tutti uguali.

Per apprezzare veramente casa

Il bello della partenza sta sempre anche nel ritorno: senza il ritorno, il viaggio avrebbe un valore totalmente diverso; è tornando che capiamo quanta strada abbiamo fatto, ed è proprio la distanza a permetterci di apprezzare quello che di solito ci circonda, che troppo spesso guardiamo con occhio un po’ distratto. Che dite, vi è venuta voglia di fare il famoso primo passo?

Lasciati ispirare!

Scopri le nostre applicazioni
Seguici su

Prenota con noi
02 21803729
Rete fissa. Tariffa base Informativa sulla privacy
Chiudi
Homepage Destinazioni Travel Tips Food & Drink Music & Events

Cinque motivi per fare un viaggio da soli

Il viaggio in solitaria è una specie di terapia che consiglio sempre a tutti: tante volte non è facile prendere la decisione di partire da soli. E' come se fosse una specie di terapia che consiglio sempre a tutti: tante volte non è facile prendere la decisione di partire da soli, ma una volta fatto il primo passo si scopre che poi c'è soltanto da guadagnare. La mia prima volta a Bali è stata da sola, me la sono presa comoda e mi sono fermata un mese e mezzo: quell’esperienza è stata senza dubbio la mia chiave di volta, perché da quel momento in poi è tutto cambiato.

Bali: frangipani e oceano

Perché viaggiare da soli quindi? Perché dico che è un'esperienza che dovrebbero fare tutti? Qui vi metto qualche risposta che mi sono data.

Per cambiare le prospettive

Questa è una cosa che succede viaggiando anche in compagnia, ma quando si è da soli si amplifica, perché vengono meno tutti i filtri dietro cui ci rifugiamo nella vita di ogni giorno: un conto è immergersi in una cultura diversa in compagnia di qualcuno, un conto è farlo senza barriere, nudi. La prima sensazione è quella di smarrimento, i conti non tornano, ma poi pian piano si impara a capire di non essere il centro del mondo, ma solamente uno dei tanti puntini sparsi qua e là. Non è questione di cambiare o meno atteggiamenti e mentalità, è solo questione di rendersi effettivamente conto che c'è dell'altro e che non è per forza sbagliato: sembra poco, ma è proprio quello che fa la differenza.

Per mettersi alla prova

Pura Goa Lawah: demoni

Se viaggiate per conto vostro, sarete i soli responsabili di voi stessi, nel bene e nel male: non avrete una stampella cui appoggiarvi, e questo vale per le difficoltà vere come per qualsiasi tipo di idiozia. Non c’è bisogno che vi succeda chissà che per mettervi alla prova, è sufficiente gestire gli inghippi della vita di tutti i giorni; vi faccio un esempio molto stupido: i topi mi hanno sempre fatto abbastanza schifo, immaginatevi quando a Bali mi sono accorta che stavo dividendo il bungalow con uno di loro. Trovavo maglie rosicchiate, piccole cose fuori posto, poi un giorno l’ho visto: a casa probabilmente avrei urlato e implorato qualcuno di cacciarlo, laggiù mi sono dovuta far coraggio, e l'ho mandato via da sola (ok, prima l'ho chiesto a un balinese, confesso, ma lui era più spaventato di me, così non ho insistito). Vi sembrerà stupido, ma in quella occasione... autostima da vendere! E' stata una delle tante conferme che i limiti sono solo nella testa.

Per imparare a stare con se stessi

Questa cosa secondo me è molto importante: siamo la nostra compagnia più scomoda, perché, volenti o nolenti, con noi stessi ci dobbiamo convivere una vita intera, anche quando non ci piacciamo granché. Quando si sta in mezzo agli altri è molto più facile, perché tendiamo a mascherare i lati del nostro carattere che non ci vanno a genio, magari uniformandoci ad un gruppo, o emulando qualcuno che per qualche motivo è più figo. Quando siamo soli invece non si può fare, ed è qui che secondo me scatta una convinzione: non possiamo cambiarci a nostro piacimento, ma possiamo imparare ad accettarci un po’ di più e ad essere meno severi con noi stessi (insomma, siamo o no quelli che hanno scacciato il topo?).

Per imparare a stare con gli altri

Bali, scorci di una cultura diversa

Messa così sembra una gran contraddizione e invece è verissimo: una volta che facciamo pace con noi stessi e impariamo a volerci un po' di bene (del tutto mai, quella è utopia), allora è più facile stare anche con gli altri, innanzitutto perché si diventa un po’ più indulgenti nei loro confronti, perché ormai la consapevolezza che nessuno è perfetto è ben radicata, ma poi anche perché se siamo riusciti ad accrescere il nostro livello di autostima, avremo sicuramente meno timori a metterci in gioco, e magari a condividere qualcosa di più di noi stessi. Il massimo è quando ci accorgiamo che quello che abbiamo condiviso di noi può addirittura far bene a qualcun altro che incontriamo lungo il cammino: facciamo spesso l’errore di credere che i problemi che abbiamo siano solo nostri, e poi invece scopriamo che da questo punto di vista siamo (quasi) tutti uguali.

Per apprezzare veramente casa

Il bello della partenza sta sempre anche nel ritorno: senza il ritorno, il viaggio avrebbe un valore totalmente diverso; è tornando che capiamo quanta strada abbiamo fatto, ed è proprio la distanza a permetterci di apprezzare quello che di solito ci circonda, che troppo spesso guardiamo con occhio un po’ distratto. Che dite, vi è venuta voglia di fare il famoso primo passo?